Hilary Duff si racconta in un momento super onesto e divertente della sua vita da mamma-popstar, di come vive oggi la carriera, i fan cresciuti con lei ed il nuovo tour mondiale “Lucky Me”, ecco il video e la sintesi dell’intervista al podcast dei Las Culturistas.
Tour, famiglia e ansia da tour bus
Hilary spiega che il Lucky Me Tour è il suo primo tour da mamma dopo il “Dignity Tour” e che l’idea di portare tutta la famiglia in viaggio la terrorizza logisticamente. Racconta la “sorpresa” del marito e del tour manager che fermano le prove per mostrarle il tour bus dove vivranno otto settimane: «Sono salita e ho pensato solo: “Non c’è una cucina e ci sono solo letti a castello… quattro bambini, altri adulti… panico totale”». Scherza anche sulle regole del bus: «C’è la regola scritta che non si può fare i bisogni sul bus… ma i bambini vanno quando devono andare, lo sappiamo tutti che prima o poi qualcuno dovrà farla sul bus».
Il rapporto con le classifiche e i fan
Hilary ammette che le classifiche contano, ma non sono mai state il centro della sua carriera. Dice: «Se dicessi che non mi interessano, mentirei… ma per me è sempre stato più importante il legame con i fan e il tour, non i singoli in radio». Sottolinea che oggi, come ieri, il vero “premio” è la community: «Le classifiche le vedi per una settimana, poi passano. La sostanza è la connessione con le persone che vengono agli show, è per quello che lo fai».
Fan cresciuti con lei e ex “sotto osservazione”
Parla con affetto dei fan storici che si presentano ai concerti con le vecchie Polaroid dei meet & greet: «È davvero dolce vedere persone che sono ancora qui dopo tutti questi anni, con le Polaroid delle vecchie meet&greet». Sul nuovo album si diverte all’idea di canzoni che “mettono in riga” gli ex: «Adoro le canzoni che fanno capire al tuo ex che hai il suo numero, che hai le ricevute. Sai che sta facendo tutte le cose cliché, e da fuori vedi che non sta proprio brillando».
Testi espliciti, figli e polemiche
Hilary racconta con sincerità come a casa sua convivano leggerezza e consapevolezza quando si parla di musica e di testi più adulti. I suoi figli cantano spesso brani che contengono riferimenti espliciti o concetti che, nella pratica, non colgono davvero fino in fondo, e lei prova a gestire la cosa con naturalezza, senza drammatizzarla. In questo equilibrio, dice, c’è anche il desiderio di lasciare spazio all’arte e alla libertà espressiva, ricordando che «c’è un tempo e un luogo per tutto».
Parlando del nuovo disco, Hilary rivela che la canzone preferita di sua figlia Mae è “Holiday Party”, un pezzo che parte con un verso piuttosto diretto e che, per lei, funziona proprio perché i bambini spesso ascoltano la melodia prima ancora del significato. «Lei passa sopra il testo senza pensarci», osserva, aggiungendo che per lei questo è un promemoria importante: «Siamo nel mondo dell’arte, c’è un tempo e un luogo per tutto».
Quando poi arrivano le critiche per alcuni versi più espliciti del disco, in particolare “Roommates” Hilary risponde con grande schiettezza. Alla domanda se canterebbe quelle strofe davanti ai figli, replica con ironia: «Mmm… no, non li faccio entrare per quello». Il punto, per lei, non è scandalizzare, ma raccontare la propria esperienza con autenticità, senza trasformare i figli in giudici del suo lavoro».
L’etichetta “eterna Lizzie” e la Lizzie adulta mancata
Hilary riflette su quanto il pubblico tenda a congelarla nei personaggi che l’hanno resa famosa. Dice: «Ci sono parti della mia identità che per alcune persone non sono mai cresciute perché il personaggio non è cresciuto… per loro sono ancora quella di Lizzie o Cinderella Story». Tornando alla serie revival mai andata in porto, ricorda: «Per me aveva senso solo se Lizzie fosse davvero una donna di trent’anni, non una quattordicenne eterna. Doveva fare cose da trentenne, non da teenager».
Blink-182, campionamenti e nostalgia
Parlando del brano che campiona i Blink-182, “Growing Up“, Hilary dice che l’idea è nata dal marito Matt: «Quando chiudo gli occhi e penso a quando ho preso la patente e alla mia prima libertà, i Blink erano alla radio. È un richiamo nostalgico fortissimo». Quando Matt le propone il sample lei accetta subito: «Ho detto subito sì, poi ho chiesto: “Come funziona? Basta pagarli? Possono dire di no dopo che io mi sono innamorata della canzone?”»; alla fine commenta ridendo: «Gli abbiamo lasciato tutta la publishing, ma per me ne valeva la pena pur di averla sul disco».
Glam, lavoro e sensi di colpa da mamma
Hilary descrive questo comeback come molto impegnativo, ma sorprendentemente divertente grazie al team giusto: «Ho una squadra da sogno, amo davvero tutte le persone che ho intorno e questo cambia tutto». Confessa però quanto sia estenuata dal glam: «Sono così stanca di trucco e parrucco… suona ingrato da dire, ma restare bloccata sulla sedia mentre a casa ci sono i bambini mi fa sentire tragica. Non voglio che i miei figli ricordino la mamma sempre “su in camera in glam”».
“So Yesterday”
I conduttori sottolineano come “So Yesterday” sia diventato nel tempo uno dei brani più riconoscibili e rappresentativi di Hilary, e lei reagisce con evidente emozione nel sentirlo dire. È un momento che la riporta non solo al successo della canzone, ma anche al modo in cui certi pezzi finiscono per diventare parte dell’identità di un artista molto più a lungo della loro uscita iniziale.
Hilary ha raccontato di aver vissuto un’esperienza “spirituale” con Aaron Carter tramite una medium, che l’avrebbe messa in contatto con l’ex dopo la sua morte nel 2022.
Come nasce il contatto con la medium e Aaron Carter
Hilary spiega che ogni tanto si rivolge a una medium/psychic non per “guidare” la sua vita, ma per cercare conferme sul percorso personale e professionale. Racconta di averla cercata per settimane, sottolineando che la sensitiva non accetta pagamenti e considera il suo dono quasi una “maledizione”, usata con molta cautela. La sessione avviene al telefono e, all’inizio, la medium non sa chi sia Hilary.
Il momento in cui “compare” Aaron
Durante la chiamata, la medium le dice che “sta per iniziare a vedere persone” e che c’è qualcuno presente, “Aaron, con due A”. Hilary rimane scioccata e chiede se si tratti di Aaron Carter, il suo ex storico dei primi anni 2000, e la medium conferma con stupore, chiedendosi cosa ci faccia lì. A quel punto, è proprio la presenza di Aaron a farle collegare i puntini: la donna le chiede “Sei Hilary Duff?”, capendo chi ha dall’altra parte della linea.
Il legame con Aaron Carter e la sorella Angel
Hilary ricorda che con Aaron aveva avuto una relazione on–off da teenager, nata ai tempi di Lizzie McGuire, e che conserva ancora un ricordo affettuoso di lui. Sottolinea anche di essere rimasta molto legata alla sorella gemella di Aaron, Angel: sono amiche, i loro figli vanno alla stessa scuola e parlano spesso di lui. Questo rende, a suo modo, “logico” che proprio Aaron sia la figura che la medium dice di vedere accanto a lei.
Hilary non entra nei dettagli del messaggio ricevuto attraverso la medium, definendo l’esperienza “wild” e molto intensa a livello emotivo. Ribadisce però che, pur credendo che “ci sia qualcosa” oltre e trovando conforto in queste letture, non vive la spiritualità in modo rigido: per lei resta soprattutto un modo per sentirsi rassicurata sul fatto di essere sulla strada giusta.
Le Spice Girls come imprinting culturale
Alla domanda “qual è stata la cultura che ti ha fatto dire che la cultura era per te?”, Hilary risponde senza esitazioni: le Spice Girls. «Le Spice Girls sono state il mio primo concerto e la prima volta che ho visto donne in tutte le loro diverse vibrazioni, che si celebravano a vicenda», racconta. Aggiunge: «Volevo essere Baby Spice, ma a seconda dei giorni mi sentivo un po’ Baby e un po’ Sporty, e con il tempo ho imparato ad amare anche Posh… con loro capivi che potevi essere tutte, a seconda di come ti svegliavi la mattina».

