Hilary Duff, il ritorno “adulto” alla musica – Variety
Dopo quasi dieci anni lontana dagli studi di registrazione, Hilary Duff è pronta a riprendersi il suo spazio nel pop, e lo fa con la consapevolezza di chi è passata attraverso tutte le fasi della popstar precoce: il boom Disney, le hit adolescenziali, le crisi di identità e, infine, una nuova maturità artistica e personale… dopo il video il riassunto completo dell’intervista.
VIDEO HILARY DUFF, INTERVISTA VARIETY
Nell’intervista per Variety, l’attrice e cantante ripercorre il proprio percorso e mette a fuoco che cosa significhi, oggi, tornare alla musica da donna adulta, madre e professionista navigata.
Dagli esordi Disney al sogno pop
Hilary racconta di non essere cresciuta con l’idea fissa di fare la cantante: da bambina aveva persino un impedimento di pronuncia e si è avvicinata alle lezioni di canto quasi per caso, scoprendo strada facendo che quella dimensione le piaceva.
A spingerla verso il pop è stata soprattutto l’ossessione adolescenziale per le grandi star di fine anni ’90: in quel modello vedeva una possibilità concreta di trasformare una serie di occasioni televisive in una vera carriera musicale.
Uno dei passaggi più forti riguarda il momento in cui, a soli 11 anni, viene licenziata da una serie tv perché sostituita da gemelle, scelta produttiva che permetteva di aggirare i limiti di orario dei minori.
Lei lo descrive come un trauma precoce che però l’ha costretta, sin da subito, a farsi una corazza e a cercare nuove strade, fino all’incontro con Disney e al ruolo che cambierà tutto: Lizzie McGuire.
Lizzie McGuire, l’identità e la pressione
Nel ricordare quell’epoca, Hilary parla di un misto di incoscienza felice e vulnerabilità profonda: da un lato l’entusiasmo di girare videoclip, avere un contratto discografico e vedere il proprio volto ovunque, dall’altro il sentirsi spesso a disagio nel proprio corpo e nella propria pelle, mentre il mondo la percepiva come la “ragazza perfetta” del canale per famiglie.
L’assenza dei social, all’epoca, non significava meno attenzione, ma piuttosto zero controllo sulla propria narrativa: erano tabloid e paparazzi a costruire quotidianamente il racconto della sua vita.
Riguardando oggi alcuni momenti diventati meme, come il celebre gesto del “toss” in una performance televisiva virale su internet, Hilary ammette che non è sempre semplice vedersi presa in giro, ma riconosce anche il lato giocoso e nostalgico di quella cultura fan.
È una dinamica che dice molto della distanza tra la ragazza che cercava di stare al passo con un’industria velocissima e la donna che, oggi, può guardare a quegli anni con ironia e tenerezza.
Ricordi tra Italia, Vancouver e teen movie
L’intervista è costellata di aneddoti che faranno la gioia dei fan più nostalgici: ad esempio il racconto delle riprese del film “Lizzie McGuire – Da liceale a popstar”, divise tra Vancouver e l’Italia.
Per Hilary è stato il suo primo contatto con l’Europa: ricorda lo stupore per le colazioni negli hotel italiani – affettati, formaggi, sapori completamente diversi dalla classica combo uova e bacon – e la sensazione di vivere in una “bolla” cinematografica osservata da tutti.
C’è spazio anche per una delle battute più iconiche della sua carriera: “aspettare te è come aspettare la pioggia durante un periodo di siccità, inutile e deludente!”, da “Cinderella Story”, che lei cita sorridendo come emblema di un certo tipo di teen cinema dei primi anni 2000.
Racconta di quanto fosse intimidita dall’attrice che interpretava la sua matrigna sul set, così brava a “essere cattiva” da farle quasi dimenticare che si trattasse solo di recitazione, soprattutto perché lei stessa era ancora un’adolescente.
“Sparks” e la fase più caotica
Parlando del suo catalogo musicale, Hilary si sofferma sul brano “Sparks” estratto dall’album “Breathe In. Breathe Out.“, che considera allo stesso tempo amato dai fan ma di un periodo creativo confuso.
Descrive quell’era come un tourbillon di sessioni in giro per il mondo, da Stoccolma a Los Angeles, con songwriter “di punta” che le venivano continuamente affiancati, a volte a scapito di una visione coerente dell’album.
Riascoltando oggi “Sparks” o rivedendone il video, ammette di chiedersi chi fosse davvero quella ragazza, pur riconoscendo che molti elementi sono diventati iconici e molto cari al pubblico.
Più personale è il legame con “Wake Up”, scritta dal suo allora fidanzato, Joel Madden dei Good Charlotte con cui adesso è in ottimi rapporti, che ricorda come una delle canzoni in cui si è sentita più vista e protetta, e che rimane tra le sue preferite da eseguire dal vivo.
Amori, crescita e nuova prospettiva
Uno dei momenti più intensi dell’intervista arriva quando parla di una canzone dedicata a una breve storia con un uomo più grande, riletta a distanza di dieci anni.
Hilary la descrive come una conversazione immaginaria con il proprio sé passato, un modo per guardare a quella relazione con gli occhi di un’adulta pienamente formata e per mettere in prospettiva errori, ingenuità e slanci di allora.
Questo sguardo retrospettivo non riguarda solo gli amori ma l’intera idea di “normalità” che il pubblico le ha sempre attribuito, soprattutto a confronto con il destino più turbolento di altre child star.
Alla domanda implicita su come sia “scappata” agli eccessi, Hilary risponde che una parte è certamente fortuna, ma un’altra parte è sua: scelte, limiti posti, persone giuste tenute accanto, tutti elementi che rientrano in quel “or something” che dà il titolo al nuovo progetto discografico.
Il nuovo album e la metafora della t-shirt
Il titolo del disco nasce da una delle ultime linee di una traccia chiamata “Adult-Size Medium”, che diventa un po’ la chiave di lettura del progetto.
Hilary spiega questa immagine come il gesto di indossare una vecchia t-shirt logora, comprata magari a vent’anni, e chiedersi se ci si riconosce ancora nella persona che la indossava allora: un misto di nostalgia per un tempo apparentemente più semplice e consapevolezza di quanto fosse, in realtà, complicato perché non ci si conosceva davvero.
In quella domanda – come siamo arrivati fin qui, per fortuna o per qualcos’altro? – lei vede un filo conduttore della propria vita, tra lavoro, maternità, relazioni e fama.
È anche il modo in cui decide di riavvicinarsi al pubblico: non fingendo di essere ancora la teen idol di un tempo, ma usando la musica per raccontare la traiettoria che l’ha portata dall’essere una ragazza di Disney Channel a una donna che si interroga, come tutti, su identità, compromessi e possibilità.
Una “victory lap” condivisa con i fan
Verso la fine dell’intervista, Hilary parla del ritorno sul palco con il tour “Small Rooms, Big Nerves” come un momento da vivere insieme ai fan che l’hanno accompagnata fin dall’inizio.
Dice di sentirsi emozionata all’idea di cantare di nuovo dal vivo i vecchi brani, dopo quindici anni, e di essere curiosa di scoprire che cosa significhino ora per lei e per chi nel frattempo è cresciuto con quelle canzoni in sottofondo.
L’elemento centrale, oggi, è la possibilità di farlo “a modo suo”: con il controllo creativo che ai tempi dei tabloid non aveva, con una presenza social che le permette di raccontarsi in prima persona e con una band e un team scelti per affinità umana oltre che professionale.
Il ritorno di Hilary Duff alla musica, così, non è soltanto un’operazione nostalgia, ma il capitolo nuovo e consapevole di una storia che il pubblico conosce bene, ma che lei ha finalmente gli strumenti per raccontare fino in fondo… “Mature” anticipa l’album “luck … or something” in uscita il 20 febbraio.

